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Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano di Gino Toller Melzi
Quando Carlo Borromeo nel 1565 fece il suo ingresso a Milano come arcivescovo la Chiesa ambrosiana versava in ben
tristi condizioni.
Gli arcivescovi erano considerati dei signori che governavano mediante vicari uno fra i titoli ecclesiastici più
prestigiosi dato il pingue beneficio connesso. Così nel 1497 venne fatto arcivescovo di Milano Ippolito d'Este che
aveva il titolo onorifico di cardinale ma aveva solo 18 anni, non era ovviamente sacerdote e non fu uno stinco di
santo. Nel 1519 rinunciò a favore del nipote, Ippolito II che divenne sacerdote molto più tardi sotto l'episcopato
di Carlo. Ippolito II non venne mai a Milano, (d'altra parte quando lo zio gli lasciò il titolo aveva solo 10 anni)
ma cedette le diocesi con regolari contratti a Giovanni Angelo Arcimboldi (1550-1555) e a Filippo Archinti
(1556-1558). Il primo fu un ottimo prelato, il secondo non poté porre piede a Milano perché antipatico al
governatore spagnolo.
L'assenteismo dei vescovi aveva provocato l'allentamento della disciplina, la moralità era scesa a livelli molto
bassi mentre era in sensibile aumento la litigiosità clericale; il tutto favorito da infinite esenzioni, privilegi,
dispense.
Si aggiunga la spaventosa ignoranza del clero, specialmente di quello in cura d'anime: molti curati non sapevano la
forma sacramentale della confessione, anzi, non si confessavano mai, ritenendo di esserne esentati dato che
confessavano gli altri.
I monasteri femminili erano diventati "pensionati per zitelle forzate" dove pettegolezzo ed ozio avevano sostituito
preghiera e penitenza mentre parecchi conventi maschili erano dei comodi alloggi dove si facevano lucrosi affari.
Carlo Borromeo agì senza esitazione, richiamando energicamente il clero al decoro, all'obbligo della residenza,
alla pulizia delle chiese, ad evitare l'avarizia che arrivava ad eccessi scandalosi, specialmente per i funerali.
Rese obbligatoria la grata nei confessionali e nei parlatori, trasferì i riottosi, sostituì d'autorità i superiori
indegni o inetti, incontrando ovviamente l'opposizione di quanti difendevano i propri privilegi. È noto l'episodio
della archibugiata sparatagli da frate Gerolamo Donato (26 ottobre 1569), ma forse non tutti sanno che non poté
fare visita al Capitolo di Santa Maria della Scala perché i canonici, temendo per i loro privilegi, lo buttarono
fuori, armi alla mano. Era il 24 agosto 1569.
Carlo Borromeo organizzò una moderna ed efficiente rete amministrativa, sopprimendo le parrocchie inutili e
raggruppando quelle valide, così da avere sempre sotto mano la situazione.
Ma soprattutto si preoccupò della istruzione e della educazione del clero.
A questo scopo agì in due modi.
Istituì una congregazione di sacerdoti che conducessero vita in comune a disposizione dell'arcivescovo, gli uffici
che dovevano esercitare erano: visitare le chiese, fungere da parroci ove necessario, adempiere gli uffici sacri
come cappellani nei monasteri femminili, insegnare i rudimenti della dottrina cristiana, dirigere i collegi
istituiti da San Carlo.
Sorsero così gli Oblati con bolla di Gregorio XIII del 26 aprile 1578.
Ma per formare un clero efficiente e conscio dei propri doveri erano necessarie apposite scuole: i seminari. Il
primo seminario milanese fu inaugurato il 10 dicembre 1564 (ricordiamo che San Carlo era stato nominato arcivescovo
nel 1560, anche se l'ingresso ufficiale avvenne cinque anni dopo). Questo seminario comprendeva alcune casette
presso il Carrobbio e vi trovarono alloggio 34 seminaristi, mentre 55 erano gli allievi esterni. Dopo circa un anno,
il 29 settembre 1565, ebbe una sede più ampia e decorosa: il seminario di corso Venezia, ora centro pastorale Paolo
VI.
Nel 1568 fu eretto il seminario di san Giovanni alle Case Rotte, del quale però non abbiamo notizie precise; seguì
nel 1570 quello "della Canonica" con programmi di studio ridotti per giovani non particolarmente dotati,
probabilmente nel 1579 fu istituito il seminario di Santa Maria Fulcorina che prevedeva diverse categorie di alunni,
di cui una riservata a preti che dovevano essere "rieducati" in quanto inetti, ignoranti o poco virtuosi.
Infine nel 1579 venne fondato il Collegio Elvetico allo scopo di provvedere il clero per le diocesi soggette alla
crisi protestante.
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